|
Il mercato delle Kioto Units
Il Protocollo di Kyoto ha dato origine ad un nuovo mercato globale in cui
viene scambiata CO2eq (anidride carbonica equivalente) o più precisamente
vengono scambiati diritti ad emettere gas ad effetto serra e certificati di
riduzione di emissioni, al fine di raggiungere i target definiti a livello paese
o di singola impresa. Il valore complessivo degli scambi sui mercati del
carbonio nel 2005 ammonta a quasi 9,5 miliardi di euro, di cui oltre 7 miliardi
provenienti dalla compravendita di permessi di emissione (EUA) dell'Emission
Trading europeo (Point Carbon, CMA 2006).
Il mercato è simile a quello di una commodity, ma la complessità è maggiore,
dato l'elevato grado di aleatorietà del sottostante. E' oggi incentrato sulla
domanda-offerta di CO2, ma è previsto un'estensione alle altre emissioni
climalteranti. Il mercato è diviso in più segmenti, in cui vengono scambiati
asset diversi a prezzi differenti: i diversi asset possono essere utilizzati,
pur con alcune limitazioni, per adempiere agli obblighi di riduzione che gravano
su paesi e imprese. I volumi di scambio mostrano un trend crescente, ma esiste
ancora scarsa liquidità dovuta ad imperfezioni e frizioni di mercato, prima fra
tutte la segmentazione.
Esistono infatti diversi "segmenti" del carbon market, basati su sistemi
"cap and trade" o "credit trading":
· Mercato globale delle AAUs tra i paesi firmatari del Protocollo di
Kyoto con obbligo di riduzione - Player del mercato: paesi con target di
riduzione o surplus di allocazione - Asset scambiati: le AAUs iscritte nei
registri nazionali - Offerta determinata dal surplus di allowances in alcuni
paesi (Russai, Ucraina, Est EU) - Domanda di paesi secondo gli obblighi di
riduzione definiti (burden sharing)
· Mercato europeo (EU ETS) delle emissioni di sola CO2: - Player del
mercato: le imprese europee soggette a vincoli di emissioni - Asset scambiati:
le EAUs allocate agli impianti - Offerta determinata da scelte politiche (NAPs)
- La domanda dipende dalla differenza tra emissioni effettive e quote allocate
· Mercato internazionale dei crediti di CO2eq da CDM/JI: - Player
del mercato: imprese e Stati, investitori - Asset scambiati: certificati di
riduzione di emissioni CERs / ERUs - Offerta determinata da nuovi progetti di
riduzione GHGs - Domanda di imprese e paesi con vincoli di riduzione
· Altri mercati
nazionali e regionali cap and trade: Canadian ETS, Japan ETS, UK ETS, Norwegian
ETS, RGGI-Regional Greenhouse Gas Initiative negli US, Chicago Climate Exchange
I titoli ed i certificati scambiati:
· AAUs: Assigned Amount Units - permessi di emissione allocati fra i
paesi firmatari del Protocollo di Kyoto tenendo conto delle emissioni storiche
al 1990 e dell'impegno di riduzione preso.
· ERUs: Emission Reduction Units - crediti relativi ad una tonnellata di
CO2eq generati da progetti JI (art.6).
· CERs: Certified Emission Units - crediti relativi ad una tonnellata di
CO2eq generati da progetti CDM (art.12).
· RMUs: Removal Units - crediti relativi ad una tonnellata di CO2eq.
generati da attività LULUCF - land use, land use change and forestry (art.3.3 e
3.4).
Fig. 1 - Struttura dei mercati 2006

Mercato
delle Kyoto Units - AAUs (Assigned Amount Units)
Il mercato internazionale per l'emission trading rappresenta il mercato globale
dei diritti di emissione che scaturisce dall'allocazione a livello paese
conseguente alla definizione di obblighi vincolanti di riduzione rispetto al
1990. I paesi che hanno ricevuto allocazioni superiori alle emissioni effettive,
in ragione di una riduzione rispetto al 1990 già avvenuta, saranno venditori
netti del sistema di scambio. Viceversa i paesi con allocazione minore alle
emissioni reali dovranno procurarsi le quote sul mercato internazionale o
promuovere intereventi a livello nazionale.
|
TAB. 1 - Alcuni dati di mercato
|
|
Previsioni di domanda
|
925 MtCO2eq
|
|
Previsione di offerta
|
675 MtCO2eq
|
|
Restrizione dell'offerta di Russia e Ucraina al 40% del surplus
|
540 MtCO2eq
|
|
Offerta altri paesi Annex B
|
135 Mt
|
|
Deficit
|
250 MtCO2eq
|
|
Prezzo
|
9,5 - 27,6 Euro/t
|
Fig. 2 - Scambio tra i Paesi dei permessi di emissione assegnati dal Protocollo
di Kyoto (AAUs)
Paesi in surplus (verde) o deficit (rosso) di AAUs al 2010

Mercato EU-ETS delle EUAs (European Union Allocations)
Sistema di trading europeo (EU-25) per lo scambio dei diritti ad emettere gas
serra istituito dalla Direttiva 2003/87/CE Funzionamento del sistema Cap and
trade:
- Definizione di un tetto (Cap) di
emissioni per ciascun paese (definito nei Piani di Allocazione Nazionali)
- Allocazione annuale per impianto delle
EUAs (28 Febbraio)
- Posizionamento strategico: "buy" o
"build"
- Ricorso al mercato ETS in caso di
surplus o deficit:
- Trading sul mercato OTC
- Account su piattaforme exchange
- Restituzione annuale di certificati pari
alle emissioni effettive (31 Aprile)
- Sanzioni per eventuali inadempimenti
Fase I (2005-2007)
Titolo scambiato: 1 EUAs = 1 tCO2
Stock annuale allocato: 2,1 miliardi di tCO2
Prezzo EUA dec 2006 al 30/05/2006: 18,55 €/tCO2
Valore dello stock: 48,3 miliardi di €
Market size: 46% delle emissioni di CO2 totali
Numero di impianti: 11.428
Registri nazionali attivati: 17 su 25
Mercati di scambio: OTC, Exchange
Deal size medio: 10 kt/CO2
Volumi scambiati 2005: 322,01 MtCO2
Valore scambiato: 8.220,1 MUS$
Volumi scambiati 2006 (Ist): 202,51 MtCO2
Valore scambiato: 6,552.2 MUS$
Sanzioni per mancata consegna titoli: 40 €/tCO2
Settori coinvolti:
Energia elettrica (Impianti combustione >20MW), Raffinerie, Metalli ferrosi,
Pasta per carta e carta, Vetro, Cemento, Ceramica.
Titoli EUAs
- Validità: le EUAs sono valide per le emissioni prodotte durante il periodo per
il quale sono rilasciate (2005-07) o (2008-12)
- Trasferibilità: le quote assegnate possono essere cedute a persona fisica o
giuridica all'interno della UE
- Banking: la possibilità di impiegare le EUAs allocate per adempimento in anni
successivi è consentita solo fino al 2007
- Borrowing: la possibilità di utilizzare nuove EUAs per adempimenti precedenti
è implicita nello sfasamento temporale tra allocazione e restituzione
Tipologia di contratti
- Contratti Forward (EUA 2007): usati nel mercato OTC (standard IETA, EFET and
ISDA) prevedono pagamento e delivery differito per un ammontare e prezzo fissato
- Mercato Spot: operazioni di compravendita con pagamento e delivery immediato.
Il mercato spot è in forte crescita a seguito dell'attivazione dei registri e
delle nuove piattaforme exchange
- Future (ECX CFI): strumenti per l'acquisto o vendita differita a prezzo e data
fissata, con opzione di liquidazione (cash settlement) senza physical delivery
Fig. 3 - Market drivers

Mercato CDM/JI
I titoli scambiati sono le riduzioni di emissioni certificate in nuovi progetti
(CERs/ERUs), realizzati in paesi in via di sviluppo o in economie in
transizione. Gli scambi avvengono in modo diretto tra le parti (OTC) e i termini
(prezzi e strutture) dei contratti non vengono resi pubblici. La maggior parte
delle transazioni seguono un commodity model, ma esistono casi di investment
model (private equity o up-front financing) L'offerta è ancora limitata ma
crescente, perché il mercato risente dei ritardi nella definizione di
metodologie condivise e nell'iter di approvazione dei progetti.
Volumi scambiati 2005: 368,3 MtCO2
Valore scambiato: 2.665,3 MUS$
Valore scambiato 2006 (Ist): 79,12 MtCO2
Valore scambiato: 906,14 MUS$
Le previsioni indicano una domanda potenziale al 2010 di 250MtCO2
Certificati di riduzione
Le transazioni solitamente sono payment on delivery ma non esiste una tipologia
di contratto standard. I titoli trattati posso riguardare i seguenti
certificati:
ERs= emission reductions, ovvero riduzione generiche
VERs = verified ERs, riduzioni verificate da parte terza
CERs= certified ERs, riduzioni certificate dal CDM Board
ERUs = riduzioni certificate per progetto JI
I contratti definisco diverse ripartizioni dei rischi:
- project risk, produzione effettiva di ERs nei tempi stabiliti
- country risk, situazione economica del paese, stabilità macro
- Kyoto-related risk, rischio di mancata registrazione da parte dell' Executive
Board.
Prezzi relativi dei titoli
Il prezzo delle EUAs è superiore alle CERs/ERUs nonostante siano titoli in
futuro fungibili per compliance. Il prezzo tenderà dunque a convergere, data la
possibilità di arbitraggio, ma esistono ancora delle resistenze:
- il prezzo delle EUAs non rappresenta ancora il prezzo di equilibrio: offerta
dei paesi Est Europa è ancora assente
- il rischio dei contratti forward per CERs è superiore
- l'incertezza relativa al trasferimento di CERs in EU ETS: prevista solo per il
2007 (registri operativi)
- limiti imposti al numero di CERs utilizzabili per compliance
L’oggetto
I gas ad effetto
serra individuati dal Protocollo sono ANIDRIDE CARBONICA (CO2), METANO (CH4),
PROTOSSIDO DI AZOTO (N2O), IDROFLUOROCARBURI (HFC), PERFLUOROCARBURI (PFC),
ESAFLUORURO DI ZOLFO (SF6).
Il Gas di riferimento è la CO2, gli altri gas sono misurati in “equivalente
CO2", attraverso un preciso rapporto di cambio.
Le fonti di emissione e gli strumenti
di intervento
Le emissioni di
gas ad effetto serra dipendono da attività come:
·
produzione energetica (es.
combustione di carburanti ed emissioni fuoriuscite da combustibili)
·
processi industriali (es.
chimica, minerali)
·
agricoltura (incenerimento di
rifiuti agricoli, incendi controllati, fermentazione enterica, trattamento del
letame, ecc)
·
gestione dei rifiuti
(discariche per rifiuti solidi, incenerimento dei rifiuti, trattamento delle
acque reflue)
Per ridurre le
emissioni si puo’ intervenire attraverso azioni domestiche su numerosi settori e
su numerosi aspetti, attraverso poliche di risparmio energetico, promozione
delle energie rinnovabili, riciclaggio dei rifiuti, ottimizzazione dei processi
produttivi, innovazione tecnologica, assorbimento di CO2 tramite i carbon sink,
ecc.
Sulla base del
principio secondo cui non è importante
dove sono attuate le riduzioni di emissioni, in quanto il
problema ha carattere globale, il Protocollo ha predisposto tre strumenti
particolari denominati meccanismi
flessibili:
·
Emission Trading (Scambio delle quote di emissione)
Istituzione di un mercato di “permessi di emissione”, in virtu’ del quale gli
Stati possono acquistare “riduzioni virtuali” di emissioni da altri Stati che
riescano a ridurre le proprie emissioni ad un livello maggiore di quello
richiesto loro dal Protocollo. Il meccanismo puo’ essere adottato solo dai Paesi
per i quali il Protocollo ha stabilito obiettivi di riduzione o limitazione. Il
Protocollo prevede anche la possibilità di istituire mercati di emissione
nazionali o macroregionali, cosa che l'Unione Europea ha deciso di fare, come
vedremo tra poco.
·
Joint Implementation (Implementazione congiunta)
Accordi tra Paesi industrializzati e Paesi con economie di transizione in virtu’
dei quali un paese industrializzato (ospite) realizza un progetto di sviluppo
con un paese a economia di transizione (ospitante). Se il progetto produce
minori emissioni rispetto ad un progetto analogo effettuato in assenza del
meccanismo il paese industrializzato riceverà un ammontare di crediti pari alla
differenza.
Il funzionamento
di un progetto JI è, quindi, semplice:
- un'azienda privata od un soggetto pubblico realizza un progetto in un altro paese
mirato alla limitazione delle emissioni di gas serra;
-
la differenza fra la quantità di gas serra emessa con la realizzazione
del progetto e quella che sarebbe stata emessa senza la realizzazione del
progetto (cosiddetto scenario di riferimento o baseline per il calcolo delle
riduzioni di emissioni) è considerata un'emissione evitata e viene accreditata
sotto forma di ERUs; i crediti ERUs possono essere scambiati sul mercato.
·
Clean Development Mechanism (Meccanismo per lo sviluppo
pulito)
Accordi tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo i virtu’ dei quali
un Paese industrializzato (ospite) realizza un progetto di sviluppo con un Paese
in via di sviluppo (ospitante). Che produce minori emissioni rispetto a un
progetto analogo effettuato in assenza del meccanismo. Il Paese industrializzato
riceverà un ammontare di crediti pari a tale differenza.
Il funzionamento
di un progetto CDM è il seguente:
- un'azienda privata od un soggetto pubblico realizza un progetto in un paese in via
di sviluppo mirato alla limitazione delle emissioni di gas serra;
- la differenza fra la quantità di gas serra emessa realmente e quella che sarebbe
stata emessa senza la realizzazione del progetto (scenario di riferimento o
baseline), è considerata emissione evitata ed accreditata sotto forma di CERs;
- i crediti CERs possono poi essere scambiati sul mercato.
I meccanismi flessibili JI e CDM rappresentano una straordinaria
opportunità per le imprese chiamate a valutare l’opportunità di effettuare
investimenti in impianti industriali trasferendo tecnologie “pulite” nei mercati
emergenti nella prospettiva di una maggiore redditività costituita dalla vendita
dei crediti di emissione. Tra i progetti tipicamente rientranti nei meccanismi
JI e CDM rientrano la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Sanzioni
Sono due le
tipologie di sanzioni a carico degli Stati che non dovessero riuscire a
raggiungere gli obiettivi di riduzione o limitazione per essi fissati.
1.
L’ammontare percentuale in
eccesso rispetto agli obiettivi fissati, maggiorato del 30%, va a cumularsi con
l’ammontare percentuale di riduzione di emissioni previsto per la seconda fase
di attuazione del protocollo (quella in discussione per il periodo successivo al
2012)
2.
Lo Stato inadempiente puo’
inoltre essere escluso dalla partecipazione ad uno o piu’ meccanismi flessibili.
Si tratta di
sanzioni tutte interne al Protocollo e
che potranno operare solo se si troverà un accordo per il periodo successivo al
2012.
La seconda sanzione è stravagante, dato che oltre a punire lo Stato contraddice
il presupposto dei meccanismi flessibili secondo cui non conta dove la riduzione
di emissioni è ottenuta. Se ne puo’ comprendere il significato solo premettendo
che nel dibattito pre-Kyoto i
meccanismi flessibili erano stati visti quasi come una sorta di “scappatoia”
per gli Stati che non volessero rivedere i loro modelli industriali. Lo Stato
sanzionato allora è costretto ad operare riduzioni di emissioni in casa propria,
senza ricorrere ai piu’ economici progetti fuori dai confini nazionali.
Direttiva UE Emission Trading e la multa europea
A fronte di
sanzioni blande previste dal Protocollo, va pero’ detto che esiste una sanzione
molto piu’ convincente in ambito UE.
L’UE ha emesso la Direttiva UE 2003/87/CE ai fini dell’attuazione del
Protocollo, istituendo un mercato di emissioni regionale (area UE) e imponendo
agli Stati membri l'allestimento di un piano nazionale con l'assegnazione di
permessi di emissione ai singoli impianti di alcuni settori produttivi
(trasformazione energetica, produzione metalli ferrosi-lavorazioni minerarie,
cementifici, vetrerie , ceramica, cartiere)
Gli operatori di questi impianti potranno a certe condizioni partecipare al
mercato dei certificati di emissione, vendendo o acquistando certificati a
seconda delle emissioni emesse.
Per ogni tonnellata in equivalente CO2
emessa in eccesso dagli operatori, essi dovranno pagare
una multa pari a 40 euro
nel periodo 2005-2007 e e una multa
pari a 100 euro a tonnellata nei periodi successivi. Si tratta
di una sanzione estremamente importante, soprattutto se pensiamo che
il valore che si stima avrà una tonnellata di
CO2 sul mercato dei permessi di emissione (di prossima apertura) dovrebbe essere tra gli 8 e i 10 euro.
La sanzione è pari circa a 4 o 5 volte il valore di mercato di un corrispondente
certificato di emissione.
Questa sanzione, oltre a costituire uno stimolo ulteriore per gli Stati UE a
dare attuazione agli obiettivi di riduzione, potrebbe avere
importanti effetti anche
sul mercato dei permessi.
Infatti, qualora un numero importante di operatori di Stati europei si dovessero
ritrovare con emissioni superiori alle quote di emissione per essi stabiliti,
essi sarebbero fortemente motivati a ricorrere in massa all’acquisto di permessi
di emissione sul mercato e ne spingerebbero in alto il prezzo (il permesso di
emissione sul mercato è piu’ conveniente della multa se il prezzo resta sotto i
40 euro/100 euro).
In definitiva, il
grande peso dei paesi UE nell’attuazione del Protocollo di Kyoto, unito alla
presenza della “multa europea” potrebbero far lievitare notevolmente il prezzo
dei permessi di emissioni, ben al di sopra degli 8-10 euro a tonnellata stimati
per la fase iniziale del mercato. La conseguenza potrebbe quindi essere un
forte stimolo agli Stati alla riduzione delle emissioni, perché il costo delle
ristrutturazioni necessarie a livello di processi produttivi e modelli di
consumo risulterebbe piu’ basso del prezzo dei permessi di emissione, a causa
degli effetti indotti dalla “multa europea”.
Questo possibile scenario è una piccola garanzia che mi fa sperare che alla fine
almeno i Paesi UE riescano a raggiungere gli obiettivi di Kyoto, perché
costretti dall’alto prezzo dell’inquinamento ad ottemperare all'imperativo
della riduzione delle
esternalità
Prospettive
Tra poco si
apriranno ufficialmente i negoziati per discutere del periodo successivo al 2012
e sarà essenziale il raggiungimento di una intesa con tutti quei Paesi che nel
1990 erano considerati Paesi in via di sviluppo e che hanno conosciuto una
grande crescita negli ultimi anni.
Decisivi potrebbero essere anche eventuali cambiamenti politici in seno a Paesi
come USA e Australia, dove l’opposizione è a faore del Protocollo di Kyoto,
mentre gli attuali governi hanno deciso di non ratificarlo.
Il dibattito scientifico tra chi ritiene che i cambiamenti climatici
siano causati dalle attività umane e chi ritiene infondate tali tesi
si è praticamento spento nel
mondo scientifico col generale
riconoscimento da parte della quasi totalità degli esperti dell’evidente
incidenza del fattore umano sui cambiamenti climatici (ci sono
anche fattori naturali). Analogamente, i rischi legati ai cambiamenti climatici
(innalzamento delle temperature, scioglimento dei ghiacciai, aumento
dell’intensità degli eventi naturali estremi con conseguenti grandi rischi per
le società umane) non sono oggetto di particolari contestazioni da parte della
comunità scientifica.
Sul piano
politico, nell’ultimo G8 anche il governo degli
Stati Uniti, dopo lunghe
esitazioni, ha riconosciuto l’incidenza delle attività umane sui cambiamenti
climatici, pur preferendo restare fuori da Kyoto e ricercare partnership meno
impegnative con altri Paesi.
Paradossalmente
pero’ il dibattito è ancora aperto a livello mediatico e nei palcoscenici
politici nazionali, dove la comoda e rassicurante tesi secondo cui i cambiamenti
climatici dipendono solo da fattori naturali continua ad essere proposta e a
ricevere un certo credito, nonostante siano pochissimi, e in genere poco
autorevoli, gli scienziati che la avallino.
La situazione italiana
L'Italia è in
ritardo. Il
Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas
serra che illustra le strategie che l'Italia intende promuovere per
dare attuazione al Protocollo di Kyoto, e il Piano nazionale di
allocazione delle quote di emissione (NAP) hanno suscitato un vespaio di
critiche da parte delle associazioni ambientaliste che li hanno giudicato del
tutto inadeguati.
In particolare, il Piano nazionale di allocazione delle quote di emissione
(NAP), imposto dalla citata direttiva sull'Emission Trading allo scopo di
individuare i permessi di emissione per i grandi impianti industriali ed
energetici operanti sul territorio nazionale dovrebbe essere il principale
strumento di uno Stato UE per il controllo delle emissioni di gas serra sul suo
territorio. Ad elaborarlo sono stati il Ministero per le attività produttive e
il Ministero per l'ambiente. A leggerne la versione inizialmente presentata alla
Commissione Europea, si nota che che il Piano nazionale, lungi dall'imporre una
riduzione, contempla invece addirittura un aumento complessivo delle emissioni
nell'ordine di circa il 22-23% rispetto al 1990 nei settori interessati dal
provvedimento.
L'intenzione del governo sembra quella di ricorrere massicciamente all'acquisto
di certificati di emissione e agli altri meccanismi flessibili.
La Commissione Europea, pur non bocciando il Piano, gli ha assegnato la sigla NC
(non classificato), chiedendo all'Italia di abbassare drasticamente i tetti di
emissione per settore. Lo scorso febbraio l'Italia ha presentato alla
Commissione Europea una integrazione al NAP, contenente un elenco dei 1210
impianti italiani ai quali saranno assegnate quote di emissione per gli anni
2005, 2006, 2007.
|