Chomsky: "come mai i parlanti di una lingua sono in grado di produrre e di comprendere un numero indefinito di frasi che non hanno mai udito prima ?"
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    Rating

    Il rating è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese in base alla loro rischiosità.

    Descrizione

    Viene espresso attraverso un voto in lettere , in base al quale il mercato stabilisce un premio per il rischio da richiedere all'azienda per accettare quel determinato investimento. Scendendo nel rating aumenta il premio per il rischio richiesto e quindi l'emittente deve pagare uno spread maggiore rispetto al tasso risk-free.

    I rating sono periodicamente pubblicati da agenzie specializzate, tra le principali: Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings, Lince Spa e Capp&CAPP srl.

    Una prima tipologia di potenziale conflitto di interesse riguarda i soggetti che pubblicano i rating e nel contempo svolgono attività di banca di investimenti. Il rating potrebbe essere strumentalizzato nell'interesse della banca ovvero dei clienti per attività speculative in Borsa, o per l'acquisizione di asset a prezzi di realizzo.

    Un declassamento del rating di aziende o soggetti pubblici particolarmente indebitati, ha la conseguenza a breve termine di provocare un rialzo degli interessi applicati ai prestiti in corso, e quindi un aumento degli oneri finanziari. Il debitore potrebbe cedere beni immobili e mobili di sua proprietà a prezzi di realizzo, per evitare un peggioramento del rating.

    Non raramente, la maggior fonte di finanziamento dei costosi studi che portano a valutare il rating, non sono le agenzie di stampa e la comunità finanziaria, ma le stesse società emittenti oggetto dell'indagine e singoli investitori con molta liquidità. In questi casi, è evidente un conflitto d'interessi.

    Ciò espone al rischio di aggiotaggio e insider trading, ovvero all'omissione di comunicazione al mercato di informazioni in grado di abbassare il prezzo del titolo, che correttamente per la teoria economica deve incorporare nel prezzo tutte le informazioni disponibili in un dato istante.

    L'omissione o la ritardata diffusione non tempestiva avviene per favorire un cliente dell'agenzia di rating che può pagare per avere informazioni privilegiate oppure fornire una percentuale su guadagni ottenuti speculando a breve termine al ribasso, con la vendita del titolo a prezzi ancora remunerativi primachè la diffusione delle informazioni sulla reale situazione dell'emittente, induca il crollo del corso azionario. Più che un guadagno si tratta di una mancata perdita, a meno che il prezzo di vendita non superi comunque quello di acquisto del titolo. È più probabile un ritardo nella diffusione delle informazioni critiche piuttosto che una completa omissione, che desterebbe dubbi sull'attendibilità delle fonti informative dell'agenzia, che forse non era per nulla al corrente dei fatti; cosa che dimostra falsa, con un annuncio tardivo.

    In alternativa, è possibile una speculazione al rialzo, ossia nel lungo termine, con l'acquisto di titoli da rivendere a prezzi più alti. L'agenzia può avere interesse a sovrastimare per lunghi periodi il rating di un titolo, per stimolare il mercato ad acquistarlo e creare una domanda artificiale che ne alza il prezzo.

    Il divario tra prezzo d'acquisto e di vendita, e il guadagno dello speculatore sono maggiori se il rialzo artificioso del rating e del prezzo sono preceduti da un declassamento immotivato da reali peggioramenti della solvibilità dell'emittente. Il declassamento consente di acquistare titoli quando tutto il mercato vende, per attendere la vendita delle proprie posizioni al primo riapprezzamento del titolo (anche ai valori "normali" che precedevano la crisi).

    Esiste poi una seconda forma, più "strutturale", di conflitto d'interessi. La realizzazione di uno studio di settore o particolareggiato su un titolo, determina un costo fisso che deve essere remunerato. Chi paga gli studi di settore finanzia quest'attività e a sua volta desidera che le informazioni in suo possesso siano redditizie; propriamente non paga solo le informazioni, ma la disponibilità di queste informazioni che devono restare riservate, al limite disponibili a chi paga altrettanto per venirne a conoscenza. Se vengono diffuse e incorporate nel prezzo, non sono più una fonte di profitto. Difficilmente poi chi paga un'informazione accetta che poco tempo dopo venga resa nota al mercato al prezzo di un quotidiano o di un'agenzia di stampa.

    Un modello differente prevede che gli studi siano finanziati dalla comunità finanziaria che compra un quotidiano economico a diffusione di massa e a basso costo, tale da rendere accessbile in modo tempestivo (come quotidiano) e a un largo pubblico l'informazione finanziaria. Una seconda entrata deriverebbe dalle agenzie convocate tempestivamente in conferenza stampa non appena siano acquisite informazioni price-sensitive. Tuttavia, è difficile dire quanto un modello di business così etico sia remunerativo dei costi della struttura. Quando l'informazione tempestiva è comunque obbligatoria per legge, il potere contrattuale maggiore è di chi fruisce le notizie, non di chi le produce.

    La società che realizza lo studio di settore non deve pubblicarle almeno per il tempo sufficiente perché il prezzo di mercato non risenta dei nuovi dati e sia possibile vendere senza perdite. Viceversa, un'informazione tempestiva al mercato è un dovere prima di tutto dell'emittente, che è il principale responsabile di una omissione, ma anche di quanti sono a conoscenza di una situazione d'insolvenza che viene taciuta.

    Un secondo problema viene a crearsi quando i risultati di uno studio di settore non aggiungono nessuna informazione che possa cambiare rating e prezzo di un titolo, e semplicemente confermano la solvibilità dell'emittente e il rating attuale. Non c'è rating sottovalutato per titoli da comprare, né rating sopravvalutato per titoli da acquistare, e in definitiva informazione che qualche acquirente abbia interesse a comprare. Lo studio è comunque un costo sostenuto da remunerare.

    Questo rende sconvenienti accertamenti delle informazioni che costano tempo e denaro e rischiano di ripetere informazioni già dette senza produrre nulla di nuovo. L'autore dello studio può avere interesse a modificare le conclusioni dello studio in modo da rendere il prodotto una potenziale fonte di profitto, più interessante e vendibile. La società emittente il titolo ha invece interesse ad uno studio che nuovamente confermi solvibilità e rating del titolo, stabilizzandone il prezzo. Uno studio del genere rafforza l'immagine (brand) dell'emittente che è disposto a finanziare questa pubblicità. Se ha un forte potere contrattuale, può chiedere all'agenzia di ritoccare in meglio il rating del titolo.

    Studi di settore e valutazioni sul rating dei titoli sono pubblicati dagli analisti di borsa. Per essere un analista non occorre né l'iscrizione ad un albo professionale né una particolare laurea. Potenzialmente il numero di analisti è elevato come il pluralismo della stampa economica.

    Davanti al declassamento di un titolo la comunità finanziaria raramente non reagisce con un deprezzamento, privilegiando le decisioni degli analisti rispetto alle ragioni portate dall'emittente. In questo senso, si è parlato di "dittatura degli analisti", per il potere di condizionare la Borsa, riconosciuto loro dal mercato che in parte non tiene conto dei conflitti d'interesse talora esistenti, in altra parte è relativamente interessato ad un rating veritiero e ad un giusto prezzo dei titoli. Un declassamento o una sovrastima del rating aprono (a chi ha le giuste informazioni) occasioni di guadagno speculativo.

    Spetta alle autority nazionali il riconoscimento delle tipologie di attività nelle quali il rating rilasciato da un'agenzia ha valore "ufficiale", e può essere utilizzato secondo quanto previsto dalle leggi vigenti. Ad esempio, l'autority nazionale indica le Agenzie di Rating (ECAI) la cui valutazione può essere usata per gli accantonamenti di capitale previsti da Basilea II. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) indica i criteri internazionali di valutazione per la Agenzie di Rating, che le banche centrali devono applicare.

    Classi di rating

    Standard & Poor's

    • AAA- Elevata capacità di ripagare il debito

    • AA- Alta capacità di ripagare il debito

    • A-Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse

    • BBB- Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare

    • BB, B- Debito prevalentemente speculativo

    • CCC, CC - Debito altamente speculativo

    • D - Società insolvente

    Moody’s

    • Aaa- Livello minimo di rischio

    • Aa- Debito di alta qualità

    • A-Debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro

    • Baa- Grado di protezione medio

    • Ba- Debito con un certo rischio speculativo

    • B - Debito con bassa probabilità di ripagamento

    • Caa, Ca, C - Società insolvente


    Moody's

    Standard & Poor's

    Fitch Ratings

    Descrizione

    Lungo termine

    Breve termine

    Lungo Termine

    Breve termine

    Lungo termine

    Breve termine

    Aaa

    P-1

    AAA

    A-1+

    AAA

    F1+

    "Prime". Massima sicurezza del capitale.

    Aa1

    AA+

    AA+

    Rating alto. Qualità
    più che buona

    Aa2

    AA

    AA

    Aa3

    AA-

    AA-

    A1

    A+

    A-1

    A+

    F1

    Rating medio-alto.
    Qualità media

    A2

    A

    A

    A3

    P-2

    A-

    A-2

    A-

    F2


    Baa1

    BBB+

    BBB+

    Rating medio-basso.
    Qualità medio-bassa

    Baa2

    P-3

    BBB

    A-3

    BBB

    F3


    Baa3

    BBB-

    BBB-


    Ba1

    Not Prime

    BB+

    B

    BB+

    B

    Area di non-investimento.
    Speculativo

    Ba2

    BB

    BB

    Altamente speculativo

    Ba3

    BB-

    BB-

    B1

    B+

    B+

    B2

    B

    B

    B3

    B-

    B-

    Caa

    CCC+

    C

    CCC

    C

    Rischio considerevole

    Ca

    CCC

    Estremamente speculativo

    C

    CCC-

    Rischio di perdere il capitale

    /

    D

    /

    DDD

    /

    In perdita

    /

    DD

    /

    D



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