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Rating
Il rating
è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli
obbligazionari che le imprese in base alla loro rischiosità.
Descrizione
Viene espresso
attraverso un voto in lettere , in base al quale il mercato
stabilisce un premio per il rischio da richiedere all'azienda per
accettare quel determinato investimento. Scendendo nel rating aumenta
il premio per il rischio richiesto e quindi l'emittente deve pagare
uno spread maggiore rispetto al tasso risk-free.
I rating sono
periodicamente pubblicati da agenzie specializzate, tra le
principali: Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings, Lince Spa
e Capp&CAPP srl.
Una prima tipologia di
potenziale conflitto di interesse riguarda i soggetti che pubblicano
i rating e nel contempo svolgono attività di banca di
investimenti. Il rating potrebbe essere strumentalizzato
nell'interesse della banca ovvero dei clienti per attività
speculative in Borsa, o per l'acquisizione di asset
a prezzi di realizzo.
Un declassamento del
rating di aziende o soggetti pubblici particolarmente indebitati, ha
la conseguenza a breve termine di provocare un rialzo degli interessi
applicati ai prestiti in corso, e quindi un aumento degli oneri
finanziari. Il debitore potrebbe cedere beni immobili e mobili di sua
proprietà a prezzi di realizzo, per evitare un peggioramento
del rating.
Non raramente, la
maggior fonte di finanziamento dei costosi studi che portano a
valutare il rating, non sono le agenzie di stampa e la comunità
finanziaria, ma le stesse società emittenti oggetto
dell'indagine e singoli investitori con molta liquidità. In
questi casi, è evidente un conflitto d'interessi.
Ciò espone al
rischio di aggiotaggio e insider trading, ovvero all'omissione di
comunicazione al mercato di informazioni in grado di abbassare il
prezzo del titolo, che correttamente per la teoria economica deve
incorporare nel prezzo tutte le informazioni disponibili in un dato
istante.
L'omissione o la
ritardata diffusione non tempestiva avviene per favorire un cliente
dell'agenzia di rating che può pagare per avere informazioni
privilegiate oppure fornire una percentuale su guadagni ottenuti
speculando a breve termine al ribasso, con la vendita del titolo a
prezzi ancora remunerativi primachè la diffusione delle
informazioni sulla reale situazione dell'emittente, induca il crollo
del corso azionario. Più che un guadagno si tratta di una
mancata perdita, a meno che il prezzo di vendita non superi comunque
quello di acquisto del titolo. È più probabile un
ritardo nella diffusione delle informazioni critiche piuttosto che
una completa omissione, che desterebbe dubbi sull'attendibilità
delle fonti informative dell'agenzia, che forse non era per nulla al
corrente dei fatti; cosa che dimostra falsa, con un annuncio tardivo.
In alternativa, è
possibile una speculazione al rialzo, ossia nel lungo termine, con
l'acquisto di titoli da rivendere a prezzi più alti. L'agenzia
può avere interesse a sovrastimare per lunghi periodi il
rating di un titolo, per stimolare il mercato ad acquistarlo e creare
una domanda artificiale che ne alza il prezzo.
Il divario tra prezzo
d'acquisto e di vendita, e il guadagno dello speculatore sono
maggiori se il rialzo artificioso del rating e del prezzo sono
preceduti da un declassamento immotivato da reali peggioramenti della
solvibilità dell'emittente. Il declassamento consente di
acquistare titoli quando tutto il mercato vende, per attendere la
vendita delle proprie posizioni al primo riapprezzamento del titolo
(anche ai valori "normali" che precedevano la crisi).
Esiste poi una seconda
forma, più "strutturale", di conflitto d'interessi.
La realizzazione di uno studio di settore o particolareggiato su un
titolo, determina un costo fisso che deve essere remunerato. Chi paga
gli studi di settore finanzia quest'attività e a sua volta
desidera che le informazioni in suo possesso siano redditizie;
propriamente non paga solo le informazioni, ma la disponibilità
di queste informazioni che devono restare riservate, al limite
disponibili a chi paga altrettanto per venirne a conoscenza. Se
vengono diffuse e incorporate nel prezzo, non sono più una
fonte di profitto. Difficilmente poi chi paga un'informazione accetta
che poco tempo dopo venga resa nota al mercato al prezzo di un
quotidiano o di un'agenzia di stampa.
Un modello differente
prevede che gli studi siano finanziati dalla comunità
finanziaria che compra un quotidiano economico a diffusione di massa
e a basso costo, tale da rendere accessbile in modo tempestivo (come
quotidiano) e a un largo pubblico l'informazione finanziaria. Una
seconda entrata deriverebbe dalle agenzie convocate tempestivamente
in conferenza stampa non appena siano acquisite informazioni
price-sensitive. Tuttavia, è difficile dire quanto un modello
di business così etico sia remunerativo dei costi della
struttura. Quando l'informazione tempestiva è comunque
obbligatoria per legge, il potere contrattuale maggiore è di
chi fruisce le notizie, non di chi le produce.
La società che
realizza lo studio di settore non deve pubblicarle almeno per il
tempo sufficiente perché il prezzo di mercato non risenta dei
nuovi dati e sia possibile vendere senza perdite. Viceversa,
un'informazione tempestiva al mercato è un dovere prima di
tutto dell'emittente, che è il principale responsabile di una
omissione, ma anche di quanti sono a conoscenza di una situazione
d'insolvenza che viene taciuta.
Un secondo problema
viene a crearsi quando i risultati di uno studio di settore non
aggiungono nessuna informazione che possa cambiare rating e prezzo di
un titolo, e semplicemente confermano la solvibilità
dell'emittente e il rating attuale. Non c'è rating
sottovalutato per titoli da comprare, né rating sopravvalutato
per titoli da acquistare, e in definitiva informazione che qualche
acquirente abbia interesse a comprare. Lo studio è comunque un
costo sostenuto da remunerare.
Questo rende
sconvenienti accertamenti delle informazioni che costano tempo e
denaro e rischiano di ripetere informazioni già dette senza
produrre nulla di nuovo. L'autore dello studio può avere
interesse a modificare le conclusioni dello studio in modo da rendere
il prodotto una potenziale fonte di profitto, più interessante
e vendibile. La società emittente il titolo ha invece
interesse ad uno studio che nuovamente confermi solvibilità e
rating del titolo, stabilizzandone il prezzo. Uno studio del genere
rafforza l'immagine (brand) dell'emittente che è disposto a
finanziare questa pubblicità. Se ha un forte potere
contrattuale, può chiedere all'agenzia di ritoccare in meglio
il rating del titolo.
Studi di settore e
valutazioni sul rating dei titoli sono pubblicati dagli analisti di
borsa. Per essere un analista non occorre né l'iscrizione ad
un albo professionale né una particolare laurea.
Potenzialmente il numero di analisti è elevato come il
pluralismo della stampa economica.
Davanti al
declassamento di un titolo la comunità finanziaria raramente
non reagisce con un deprezzamento, privilegiando le decisioni degli
analisti rispetto alle ragioni portate dall'emittente. In questo
senso, si è parlato di "dittatura degli analisti",
per il potere di condizionare la Borsa, riconosciuto loro dal mercato
che in parte non tiene conto dei conflitti d'interesse talora
esistenti, in altra parte è relativamente interessato ad un
rating veritiero e ad un giusto prezzo dei titoli. Un declassamento o
una sovrastima del rating aprono (a chi ha le giuste informazioni)
occasioni di guadagno speculativo.
Spetta alle autority
nazionali il riconoscimento delle tipologie di attività nelle
quali il rating rilasciato da un'agenzia ha valore "ufficiale",
e può essere utilizzato secondo quanto previsto dalle leggi
vigenti. Ad esempio, l'autority nazionale indica le Agenzie di Rating
(ECAI) la cui valutazione può essere usata per gli
accantonamenti di capitale previsti da Basilea II. La Banca dei
Regolamenti Internazionali (BIS) indica i criteri internazionali di
valutazione per la Agenzie di Rating, che le banche centrali devono
applicare.
Classi di rating
Standard & Poor's
AAA- Elevata capacità
di ripagare il debito
AA-
Alta capacità di ripagare il debito
A-Solida
capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere
influenzata da circostanze avverse
BBB-
Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe
peggiorare
BB,
B- Debito prevalentemente speculativo
CCC,
CC - Debito altamente speculativo
D
- Società insolvente
Moody’s
Aaa- Livello minimo di
rischio
Aa-
Debito di alta qualità
A-Debito
di buona qualità ma soggetto a rischio futuro
Baa-
Grado di protezione medio
Ba-
Debito con un certo rischio speculativo
B
- Debito con bassa probabilità di ripagamento
Caa,
Ca, C - Società insolvente
|
Moody's
|
Standard & Poor's
|
Fitch Ratings
|
Descrizione
|
|
Lungo termine
|
Breve termine
|
Lungo Termine
|
Breve termine
|
Lungo termine
|
Breve termine
|
|
Aaa
|
P-1
|
AAA
|
A-1+
|
AAA
|
F1+
|
"Prime". Massima sicurezza del
capitale.
|
|
Aa1
|
AA+
|
AA+
|
Rating alto. Qualità più che
buona
|
|
Aa2
|
AA
|
AA
|
|
Aa3
|
AA-
|
AA-
|
|
A1
|
A+
|
A-1
|
A+
|
F1
|
Rating medio-alto. Qualità media
|
|
A2
|
A
|
A
|
|
A3
|
P-2
|
A-
|
A-2
|
A-
|
F2
|
|
|
Baa1
|
BBB+
|
BBB+
|
Rating medio-basso. Qualità
medio-bassa
|
|
Baa2
|
P-3
|
BBB
|
A-3
|
BBB
|
F3
|
|
|
Baa3
|
BBB-
|
BBB-
|
|
|
Ba1
|
Not Prime
|
BB+
|
B
|
BB+
|
B
|
Area di non-investimento. Speculativo
|
|
Ba2
|
BB
|
BB
|
|
Altamente speculativo
|
|
Ba3
|
BB-
|
BB-
|
|
B1
|
B+
|
B+
|
|
B2
|
B
|
B
|
|
B3
|
B-
|
B-
|
|
Caa
|
CCC+
|
C
|
CCC
|
C
|
Rischio considerevole
|
|
Ca
|
CCC
|
Estremamente speculativo
|
|
C
|
CCC-
|
Rischio di perdere il capitale
|
|
/
|
D
|
/
|
DDD
|
/
|
In perdita
|
|
/
|
DD
|
|
/
|
D
|
|